Ripensando a Don Giovanni

Guardando oggi questa foto dal camerino, riesco a percepire in essa tutto quello che ho vissuto quella sera.

Da fuori probabilmente sembravo tranquilla, concentrata, pronta.
La verità? Ero tesissima.

Quello di Donna Anna era un debutto importante per me, e affrontarlo in quelle condizioni rendeva tutto ancora più delicato.
Non stavo bene fisicamente e affrontare una recita in quel momento non era per nulla facile.

Quando il corpo non collabora, per un cantante tutto cambia: il respiro, l’appoggio, le sensazioni… e inevitabilmente anche la mente inizia a fare rumore.

Ricordo bene quel conflitto interiore: una parte di me cercava di restare lucida e professionale, l’altra era spaventata.

Poi ecco la magia che il teatro riesce a regalarci.

Quando la musica inizia, qualcosa si riallinea.
Le ansie non se ne vanno del tutto. In qualche modo, però, smettono di essere un nemico e diventano parte del gioco.

Riguardando oggi le immagini di quella sera, penso raccontino bene una cosa che spesso il pubblico non vede: dietro ogni performance non ci sono solo studio, tecnica e preparazione, ma anche fragilità, paure e piccoli atti di coraggio.

Ed è forse anche questo a rendere il palcoscenico così vero.

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Salomè di Alessandro Stradella